Le polizze assicurative dormienti (quelle, cioè, che non vengono riscosse dagli eredi o dai titolari alla loro scadenza) continuano ad essere un vero e proprio pozzo senza fondo nonostante la politica di moral suasion condotta dall’IVASS che ha portato, finora, al risveglio di contratti per 4,4 miliardi di euro. Il dato è stato reso noto dal segretario generale dell’autorità di vigilanza sulle assicurazioni, Stefano De Polis, nel corso della recente presentazione del Rapporto annuale sull’attività dell’istituto.

Nel corso del 2020, l’IVASS si è rivolto soprattutto alle compagnie estere consentendo un risveglio di polizze dormienti per 426 milioni di euro nonostante il fatto, ha ricordato il presidente dell’Autorità Daniele Franco, che alcune giurisdizioni estere su questo fronte non collaborano.

Per quanto riguarda invece l’Italia cinque compagnie avevano in totale 11 mila polizze dormienti dalle quali sono emersi 8,6 milioni pagati ai beneficiari che si erano dimenticati di incassarne i proventi. Complessivamente le polizze dormienti riportate in vita in Italia sono state più di 248 mila.

Il problema delle polizze dormienti sarà notevolmente ridotto a partire da quest’anno grazie all’obbligo, per le compagnie operanti in Italia, di verificare con l’Agenzia delle Entrate, l’esistenza in vita, entro la fine di ogni anno, degli assicurati e di attivarsi per la liquidazione delle somme ai beneficiari in caso di decesso.