Mai tanti risparmi e mai così pochi investimenti dal 1999. L’effetto Covid non si attenua e le famiglie europee, italiani in testa, continuano ad accantonare anche nel secondo trimestre del 2020, facendo registrare nella zona euro un tasso di risparmi record al 24,6%. Lo certifica l’Eurostat, che evidenzia anche come, di contro, sia crollato il tasso degli investimenti delle famiglie, sceso a 7,9%.

I risparmi erano al 16,6% nel primo trimestre 2020 e sono cresciuti “a livelli mai registrati dall’inizio della serie statistica nel 1999” sia in termini assoluti che nell’incremento sul trimestre, certifica l’istituto di statistica europeo. Stesso andamento per gli investimenti: nel primo trimestre erano a 8,9%, e il calo dei tre mesi successivo è il più ampio mai registrato dal 1999, che ha portato il tasso ai livelli più bassi.

E gli italiani, appunto, seguono la tendenza. Stando infatti all’Istat, nel secondo trimestre 2020 la propensione al risparmio è schizzata al 18,6%, in aumento di 5,3 punti rispetto al periodo gennaio-marzo.

Il dato ha però un preoccupante rovescio della medaglia, che mostra una situazione da post-pandemia difficile sia per le casse del nostro Paese sia per la situazione finanziaria dei suoi abitanti. Il reddito disponibile delle famiglie, nel secondo trimestre 2020, è infatti diminuito del 5,8% rispetto al trimestre precedente, con un crollo dei consumi dell’11,5%. Secondo l’istituto di statistica nazionale, per il reddito disponibile si tratta di una “contrazione marcata – seppure molto meno ampia di quella registrata dal Pil nominale – che si è tradotta in una riduzione del potere di acquisto”, con il tasso di risparmio aumentato fortemente per “la decisa contrazione della spesa per consumi finali delle famiglie”.

L’effetto Covid si fa sentire con decisione anche sul rapporto deficit/Pil. Nel secondo trimestre, l’indebitamento netto delle PA in rapporto al Pil è stato pari al 10,3% (era 0,0% nello stesso periodo del 2019). Secondo i tecnici Istat, l’incidenza del deficit sul Prodotto interno lordo è sensibilmente aumentata rispetto al 2019 per la decisa riduzione delle entrate legata alla contrazione dell’attività economica e per il consistente aumento delle uscite su cui hanno inciso le misure di sostegno introdotte per contenere gli effetti negativi dell’emergenza sanitaria ed economica.

Il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo, con un’incidenza sul Pil del -5,9% (+4,1% nel secondo trimestre del 2019). Il saldo corrente delle PA è stato anch’esso negativo, con un’incidenza sul Pil del -6,3% (+3,3% nel 2* trimestre del 2019). In aumento la pressione fiscale, che si è attestata al 43,2%, in crescita di 1,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nonostante la marcata riduzione delle entrate fiscali e contributive.

Infine l’Istat ha rivisto al ribasso le stime di crescita diffuse lo scorso 31 agosto, dopo la revisione dei conti nazionali del 2018 e 2019. Nel secondo trimestre del 2020 il Pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito del 13% rispetto al trimestre precedente e del 18% nei confronti del secondo trimestre del 2019, contro la precedente stima del 12,8% in termini congiunturali e del 17,7% in termini tendenziali. La variazione acquisita per il 2020 è pari a -14,8%.

Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono in diminuzione, con cali dell’8,5% dei consumi finali nazionali e del 16,2% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono diminuite, rispettivamente, del 20,6% e del 26,4%. In calo tutti i principali comparti produttivi, con agricoltura, industria e servizi diminuiti rispettivamente del 3,7%, del 20,5% e dell’11,3%. 

(FONTE: Elena Scudieri per Focus Risparmio)