Il risultato peggiore è dei Pip: -12,1%. In calo del 4,3% il patrimonio nel primo trimestre. “Ma il sistema ha tenuto”.

La pandemia da coronavirus pesa anche sulla previdenza complementare, che incassa il colpo senza però andare a tappeto. Stando infatti ai dati Covip, nel primo trimestre 2020 i fondi pensione complementari hanno sì registrato rendimenti negativi a causa dell’impatto del virus sull’economia, ma hanno mostrato una tenuta di fondo.

Venendo ai numeri, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali hanno perso il 5,2%, mentre i fondi aperti hanno avuto una flessione del 7,5% e i Pip, i piani individuali pensionistici, di ramo III, caratterizzati in media da una maggiore esposizione azionaria, il 12,1%. Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dalle cedole incassate sui titoli detenuti, il risultato è stato positivo dello 0,4%.

Percentuali pesanti ma che se valutate su orizzonti più propri del risparmio previdenziale fanno apparire l’impatto della crisi piuttosto limitato. Nei dieci anni da inizio 2010 a fine 2019, infatti, il rendimento medio annuo composto è pari al 3,6% per i fondi negoziali, al 3,8% per i fondi aperti e per i Pip di ramo III, e al 2,6% per le gestioni di ramo I. Nello stesso periodo, la rivalutazione media annua composta del Tfr è stata pari al 2%.

Aggiungendo poi ai dieci anni gli ultimi tre mesi, i rendimenti medi annui composti scendono al 3% per i fondi negoziali e i fondi aperti e al 2,4 per i Pip di ramo III; restano pari al 2,5% i prodotti di ramo I. La rivalutazione del Tfr nello stesso periodo si conferma sempre al 2%.

Quanto alle risorse destinate alle prestazioni, a fine marzo 2020 ammontavano a circa 180 miliardi di euro, dato che non tiene conto delle variazioni nel trimestre dei fondi preesistenti e dei Pip ‘vecchi’. Il patrimonio dei fondi negoziali, 53,7 miliardi di euro, risulta in diminuzione del 4,3% rispetto a fine 2019 mentre nei fondi aperti sono accumulati 21,6 miliardi di euro (-5,7%) e 35 miliardi nei nuovi Pip (-1,4%).

“Per tutte le forme – spiegano i tecnici della Covip -, il calo delle risorse nel trimestre è spiegato in massima parte dalle perdite in conto capitale a fronte di una sostanziale stabilità dei contributi rispetto al passato. La più contenuta flessione nel caso dei Pip ‘nuovi’ è riconducibile alla valutazione delle attività in base al metodo del costo storico che viene utilizzata per le gestioni di ramo I, che costituiscono la maggior parte del settore”.

Passando alle posizioni, sempre a fine marzo, quelle in essere presso le forme pensionistiche complementari era di 9,185 milioni con una crescita nel primo trimestre di 68.000 unità (+0,7%), limitata rispetto ai trimestri precedenti. A tale numero di posizioni, che include anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti stimato in 8,325 milioni di persone.

I fondi negoziali registrano 32.000 posizioni in più (+1) che porta il totale a fine marzo a 3,192 milioni. L’incremento maggiore lo ha registrato il fondo rivolto ai lavoratori del settore edile. Nelle forme pensionistiche di mercato, i fondi aperti contano 1,570 milioni di posizioni, crescendo di 19.000 unità (+1,2%) rispetto alla fine del 2019. Per i nuovi Pip il totale delle posizioni è di 3,437 milioni, in aumento di 18.000 unità (+0,5%).

Insomma, per la Covip “il sistema della previdenza complementare ha tenuto rispetto alle turbolenze del mercato generate dall’epidemia”. E non si è inoltre registrato un aumento delle richieste di prestazioni che può essere fisiologico in momenti come quello attuale. “E’ peraltro consentito agli iscritti, anche una volta maturato il diritto alla prestazione pensionistica – sottolinea infatti l’authority -, di non richiedere immediatamente la prestazione stessa e mantenere quindi la propria posizione in gestione, valutando il momento più opportuno per l’uscita dalla fase di accumulazione in funzione delle proprie esigenze e delle condizioni di mercato. In alcuni casi sono state assunte iniziative per tener conto della situazione di difficoltà in cui possono versare le aziende. Ci sono stati accordi sindacali per ritardare il versamento dei contributi del datore di lavoro e del Tfr relativi al primo trimestre”.

“Con riguardo alla gestione delle risorse finanziarie – ribadisce in conclusione la nota – i risultati del primo trimestre hanno risentito delle turbolenze dei mercati. I rendimenti del periodo sono stati pertanto negativi e di entità tanto maggiore quanto maggiore è la quota di portafoglio investita in titoli azionari. Rispetto all’andamento dei listini azionari, tuttavia, il sistema ha mostrato una tenuta di fondo”.