Le polizze dormienti, quelle cioè che le compagnie non sanno se fanno capo ad assicurati ancora in vita, hanno consentito negli ultimi anni di corrispondere ai titolari quasi 5 miliardi di euro di premi che, altrimenti, sarebbero finiti nel dimenticatoio. Lo ha detto nei giorni scorsi, durante una sua audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario, il segretario generale dell’IVASS Stefano De Polis.
“Per il contrasto al fenomeno delle polizze dormienti – ha detto De Polis – è cruciale che siano definite le regole di accesso all’anagrafe da parte delle imprese di assicurazioni, in modo che queste siano in grado di procedere autonomamente all’istituenda Anagrafe nazionale della popolazione residente, avviando così un monitoraggio annuale e provvedendo in modo tempestivo al pagamento dei relativi premi”.
Secondo il segretario generale dell’IVASS, nel 2017, in seguito alla richiesta dell’Autorità di vigilanza sul settore assicurativo, di segnalare il numero e il valore delle polizze vita venute a scadenza negli ultimi 5 anni, siano emerse 4 milioni di polizze per le quali le imprese non erano in grado di dire se il titolare fosse o meno ancora in vita. L’incrocio dei dati con l’anagrafe tributaria ha permesso di risvegliare 208 mila polizze dormienti per un valore di 3,8 miliardi restituiti agli assicurati.
Un ulteriore incrocio avvenuto nel 2019 ha permesso di scoprire altre 39 mila polizze dormienti per un controvalore di 533 milioni di euro mentre l’estensione dell’indagine alle compagnie di assicurazioni europee operanti in Italia ha risvegliato ulteriori 23 mila polizze per un totale di altri 492 milioni di euro di premi da pagare.